considerazioni brevi

C’è stato un momento, qualche anno fa, in cui articolare frasi sufficientemente lunghe da farci un post su un blog mi pareva di una difficoltà insormontabile.
Vuoi mettere un pensierino breve su facebook? due paroline, un saluto, un lampo del momento e contenti tutti. Per lo meno, contenta io.
Ora sono al punto che nemmeno più lì riesco ad esprimermi. Ma in questo caso, a mancare è la voglia. 
A frenarmi:
– parenti acquisiti che passano il tempo a criticare tra di loro quello che leggono; a fare battutine su quello che han visto che hai scritto ad altri.. la sensazione che ne esce è quella di avere un occhio puntato addosso, o come quando cammini per strada e senti dei passi dietro di te. Può far piacere ad alcuni. A me ha sempre messo a disagio, arrivando talvolta ad inquietarmi.
-persone che esprimono il loro pensiero attraverso link o immagini precostituite. Come dire che l’appiattimento del pensiero è arrivato al punto che non si è nemmeno più in grado di mettere assieme una frase di senso compiuto, tanto c’è il tasto “condividi” e uso quello che qualcuno ha fatto per me.

Tutta sta seriosità per dire che: mi sono rotta le balle e da qualche parte dovevo pur scriverlo.

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cocomeri e co.

Sentirmi dire da un vecchio sconosciuto che indica la mia pancia “anche io ho un’anguria a casa”, mi fa incazzare a sufficienza da farmi stare zitta.
La prima fase delle mie incazzature è costituita in genere da una battutina ironica di risposta. Cosa che capita anche quando voglio sdrammatizzare o scherzare (quindi in effetti non si coglie molto la differenza).
La seconda da un sorriso con una risposta secca. Al che uno si chiede che cavolo mai avrò da sorridere.
La terza, faccia seria sopracciglio incurvato male e stessa risposta secca (e di solito mi sento dire di risposta: “mamma mia che permalosa”).
La quarta è il silenzio: ti schifo talmente tanto che nemmeno ti degno di una risposta.

Insomma, al vecchio non ho risposto. Silenzio glaciale. L’ho fissato e basta.
Ma c’era con me mia madre, che probabilmente era alla fase tre e…”si , ma quella che ha a casa lei è vuota come la sua testa”.
Tale madre, tale figlia.

A differenza della precedente, questa pancia non è poi così enorme. Sarà forse merito della dieta a base di polvere che sto facendo (cit).
Quindi quel vecchio, forse, si meritava una fase tre anche da parte mia.

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di colazioni storte

Il palinsesto mattutino di Real Time fa pensare..
si parte (o meglio: io parto, da quando mi alzo) con Borghese che cucina le sue ricette.
Tipicamente piatti che da soli fanno 1500 calorie l’uno.
Tipo che “un goccino d’olio in padella” corrisponde alla quantità che io uso per friggere. 
Si ok, lui è un figo, e potrebbe pure preparare cavallette in salmì che lo seguirei.

A seguire, arriva “Il boss delle Torte”: chilate di torte con decorazioni che ti fan venire la carie solo a guardarle. Spatolate e spatolate di creme di ogni sorta che farebbero rabbrividire Barry Sears solo a nominarle.Oh, boss delle torte, mi raccomando: non la fare una crostata alle fragole eh? sia mai…

Raggiunti sti picchi glicemici, la tv ci riporta alla realtà:  è il momento di “Obiettivo peso forma”.
Ah ecco, mi pareva.
Taglie 58 di 20 anni che dicono no alle abbuffate, prima di dover salutare anzitempo coronarie e dare il benvenuto a placche aterosclerotiche che manco col viakal le togli.

Tutto ciò mentre faccio colazione: il boccone delle 3 fette integrali mi va storto, lo butto giù col bicchiere di latte scremato. Buttando l’occhio inquieto sulla penna di insulina che mi aspetta.

E viva la gravidanza. 

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piogge di valium

Tempo fa, o meglio, anni fa, iniziai a ricevere lettere da una persona. Non so chi fosse, ma credo fosse uomo solo perché scriveva al maschile. Papiri sbrodolati a raccontarmi le sue giornate, i suoi viaggi di lavoro. Via una, due, tre…alla quinta mi decisi e gli scrissi che non sapevo chi fosse e per piacere che la piantasse. La sesta mail era dello stesso tono delle altre, come niente fosse.
Nella parte finale diceva che in fondo non importava chi fosse, che non lo conoscevo e che semplicemente gli faceva piacere tenermi compagnia (lui. A me.).
La mia risposta fu un semplicissimo: “ma curati”.
Filtro sulla casella email, blocca indirizzo e ciao.

Oggi controllo la casella e, a distanza di credo 6 anni (forse anche di più): indirizzo diverso, tono identico, firma identica, fattacci suoi raccontati allo stesso modo.
Filtro sulla casella mail, blocca indirizzo e ciao.

Allora io dico: c’è gente malata. Cosa spinge una persona dopo 6 anni (forse anche di più) a prendere e a mandare una mail a una perfetta sconosciuta, che era una perfetta sconosciuta anche sei anni fa (forse anche di più)? E se da un lato provo pena, dall’altro non posso non essere inquietata.
In ogni caso la soluzione c’è, ed è semplice: ogni tanto dovrebbe piovere Valium.
Delle doccette fitte fitte, per 2-3 minuti. Perché se uno è agitato, si calma.
Se è calmo, male non gli fa, preventivamente.
Doccette di Valium, fitte fitte.
La soluzione a ogni male. 

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voglia di gioventù

Memore di quando facevo arricchire la casa editrice di Mucchio Selvaggio e (o?) Rumore, mi rendo conto che sono ferma.
Ascolto la radio, ma non è la stessa cosa.
E mi ritrovo vergognosamente a canticchiare canzoncine idiote, che una settimana dopo ti ritrovi usate per i promo televisivi.
Aberrante. Capito? E’ decisamente snobismo, e ne vado fiera: non si può definire “bello” un pezzo che è la colonna sonora di una pubblicità di profumi o mutande della nonna.
E sentire che rielaborano vecchie canzoni (l’hanno fatto anche con i Depeche Mode, o m i o d i o!) che adoro(avo), mi fa venire attacchi compulsivi di prurito da orticaria. Non si fa, non si svilisce così il buon gusto della gente.
Comunque, dicevo: sono ferma, e lo sono da un po’. E ho bisogno di sentirmi dire: ehi, questi non li conosce quasi nessuno, sono geniali, non li sentirai mai alla radio se non in programmi per genteconlapuzzasottoalnaso, non puoi non ascoltarli.

Oppure corro in edicola e compro Rumore, ecco.

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qualche cosa farò

E allora:
-Viaggio: fatto. Visto Vienna col solito turboturismo.
Mancano i musei, vorrà dire che sarà la scusa per un’altra visita, tra qualche anno. Perché davvero, non credevo, ma mi chiedo come non ci sia andata prima.
Ho pure, incredibilmente, provato simpatia per gli austriaci.
-Firma: fatta. Mi sono licenziata.
Non me ne rendo ancora ben conto, forse perché già da un po’ sono a casa.
O forse perché ho altri impegni da qui a qualche mese.
Sta di fatto che ho ringraziato e salutato. Per qualcuno sono una pazza a rinunciare a un contratto coi controfiocchi, per altri un genio del male.
Sta di fatto che ora è la scelta giusta.
Rimane da trovarmi qualcosa da fare, nell’imminente (potrei sistemare gli armadi, tipo?) e nel futuro (ma sono ancora una ragazzina e decidere ora cosa fare da grande mi sembra prematuro).

Ora non resta che girarmi i pollici.

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post senza risvolto ironico

Undici anni di:
eh il dato non va bene; l’evoluzione è ok ma la quota di mercato no; la quota di mercato è ok ma evolve poco; oddio una di quelli; quelli della borsa; i rompiballe; scusi posso passare?; buongiorno dottore; ci sarebbe questo articolo; applausi finti e sorrisi ancor di più; affiancamento; controlla i dati; scheda tecnica variata; convention; riunione di ciclo; premarketing; scade il brevetto; il collega è arrivato prima; fammi sta cosa per ieri; presidia l’utic; mi potresti procurare; torna domani; oggi non c’è; corso dell’ulss; guardia medica; piove e non hai l’ombrello…

Unidici anni da single, e poi non più.
Poi con un donnino in casa, e poi il secondo in arrivo.
Rivoluzioni lente, quelle che fanno rumore ma in silenzio.
Tipo che potrei farmi mora, per quanto è cambiato tutto.
Forse, dico forse, e finalmente, stiamo dicendo basta al lavoro, questo lavoro. Se mi verrà permesso.
Ma la pedina l’ho mossa e adesso spetta agli altri e fuori dal mio controllo.

Solo ora devo stare attenta ai cerchi delle ruote, che l’auto sarà mia.

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be human

Venerdì sera: in pizzeria come tutti i venerdì.
Succede che al tavolo a fianco ci siano due preti: mezza età.
Uno giordano, uno italiano. Discutono a voce talmente alta che per una come me, già curiosa di suo e che come attività primaria tende a osservare chi la circonda, è stato come metterle sul tavolo 100 euro e dirle te li regalo.
Insomma, parlano di parrocchie di Gerusalemme, di don Tal dei Tali e della meravigliosa messa cantata che ha fatto, di gite da organizzare. Era tutto un ci sentiamo via skype tanto la sera sono sempre collegato e ma sei su twitter?
… erano talmente presi dalla discussione, che hanno fatto ordinare prima noi.
Il motivo, l’ho capito poi, sicuramente dettato da una forma di vergogna reciproca. Della serie: aspetto un po’, magari cambio idea ed evito la figuraccia col mio nuovo amico.
Non aprono nemmeno il menu, torna la cameriera e, tutti abbiamo diritto al nostro piccolo peccatuccio e alla nostra piccola tentazione: per me una diavola. Anche per me.

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di ponti

Tipo che mi è venuto un desiderio irrefrenabile di viaggiare.
Non che sia una novità, ma la differenza stavolta, è che sono qui tutta presa dai preventivi. Gita di famiglia allargata, con  tanto di noleggio pulmino da 9 compreso.
Ho appena detto ciao alla Provenza.
Non ho nemmeno cercato di salutare Parigi, o posti che siano a più di 700 km da qui.
Vienna ha un punto di domanda. La Svizzera mi è ignota. l’Italia esosa.
Ci toccherà andare in gita a Venezia in treno, di sto passo.
Noi, e i ragazzini delle scuole medie.

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gennaio e poi febbraio

Avrei voluto tanta neve, da veder imbiancato per giorni.
E invece qua di imbiancato ci sono solo i miei capelli.E’ vero, suona malinconico.
Ma verrei vedervi a starvene chiusi in casa per un mese.
Già alla prima settimana ho dato segni di squilibrio, con la palpebra destra che ticchettava in maniera ossessiva. Di solito il passo successivo dovrebbe consistere in pulizie maniacali di casa, con tanto di spazzolino da denti per le fughe delle piastrelle.
Ma sono una persona che sa controllarsi, alla fine.
E quindi continuo tranquillamente a bivaccare sul divano.

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